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I Prodotti Tipici
Vicentini

Acqua di Melissa

Asiago DOP

Asparagi Bassanesi

Baccalà

Broccolo Fiolaro

Castagne e Marroni

Ciliegie

Cipolla Bassanese

Corgnoi di Crespadoro

Cotechino con Lingua

Crostoli

Fagiolo di Posina

Formaggi

Fugassa Veneta

Funghi di Costozza

Giuggiole

Grana Padano DOP

Grappa

Mais Biancoperla

Mais di Marano

Miele dell'Altopiano

Mostarda Vicentina

Oca in onto

Olio Extravergine DOP

Pan biscotto

Panzéta co l'ossocolo

Patata di Rotzo

Piselli di Borso

Piselli di Lumignano

Prosciutto della Val Liona

Prugna

Radicchio Bianco di Bassano

Radicchio Rosso di Asigliano

Salame d'Asino

Sedano di Rubbio

Soprèssa DOP

Tartufo Nero dei Berici e di Marana

Trote dell'Astico e Chiampo

Vialone Nano e Carnaroli di Grumolo

 

prodotti tipici vicentini

 

Il suo nome sarebbe Maranelo; la sua fama ha ben presto varcato gli stretti confini della zona d’origine dalla quale ha preso il nome, Marano Vicentino.

Ha acquisito una elle in più, trasformandosi da termine dialettale a denominazione di quella che è la pannocchia dalla quale si ricava la miglior farina di mais per la preparazione della polenta; il Maranello vanta numerose imitazioni, l’importante è che sia originale di Marano.

I chicchi di questo mais sono di colore rosso aranciato, e la sua farina è ritenuta la migliore tra i prodotti del suo genere.

Era di Marano Antonio Fioretti che, nel 1890 decise di incrociare due varietà di mais locali, Pignoletto d'Oro e Nostrano, con la speranza di adattare al meglio la pianta alle terre ghiaiose del Leogra, unendo la qualità del primo alla resa del secondo. Fu una buona intuizione e, dopo un'opera di selezione durata venti anni, nacque il nuovo granoturco che dalla pianura padana conquistò tutto il mondo.

Nel 1940 il grano Marano ottenne il marchio governativo dallo Stato; durante quegli anni la sua coltivazione si diffuse in gran parte del nord Italia, tanto da essere una delle varietà più utilizzate, ma alla fine della seconda guerra, con la progressiva scomparsa della polenta dalle tavole, il prodotto ebbe una forte crisi, e crollò con l’avvento dei mais ibridi che, anche se con minore qualità, davano una resa molto superiore.

Nell’ultimo decennio, con la riscoperta dei prodotti di qualità e la rinnovata attenzione per le nostre antiche tradizioni, il Mais Marano (nome ufficiale) è tornato in auge, insieme alla polenta e ai suoi fantastici e irrinunciabili abbinamenti con alcuni grandi protagonisti della cucina veneta, come ad esempio il baccalà.

Oggi si produce una quantità molto limitata di questa farina: è un prodotto di nicchia, apprezzato soprattutto dai cultori della buona cucina e dai ristoratori che si prodigano a far conoscere e valorizzare i veri sapori della nostra tradizione.

E’ nato il Consorzio di Tutela Mais Marano che si impegna, oltre a salvaguardare la qualità del prodotto, di ottenere il riconoscimento comunitario dell’Indicazione Geografica Protetta (Igp).

Dalle pannocchie di piccola taglia di questo mais, dai chicchi ricchi di glutine, si ricava la farina ideale per la polenta, di un colore giallo intenso, screziato da caratteristiche pagliuzze marroni, e dall’inconfondibile e sublime sapore.

Assisteremo al rito di "fare la polenta nel caliero" solo in qualche rara occasione rievocativa, ma non deve essere dimenticato, perché nella conservazione delle nostre tradizioni abbiamo salvato anche dei veri e propri tesori gastronomici a cui non si deve rinunciare, e uno di questi è il Mais Marano.