La polenta bianca era considerata un prodotto
di qualità e divideva geograficamente la pianura e
la collina dalla montagna, dove era diffusa quella gialla,
più rurale e più indicata alle condizioni agronomiche.
Poi
con l’arrivo della distribuzione di massa, la polenta
bianca è stata accantonata.
Veniva
usato il mais Biancoperla, una caratteristica qualità
acclimatatasi in questa parte della pianura veneta da tempo;
si parla della presenza di un mais bianco già a fine
‘600.
Le
pannocchie del Biancoperla sono allungate e affusolate, con
dei grandi chicchi bianchi perlacei, brillanti e vitrei, con
cui si produce la polenta bianca, fine, delicata e saporita.
Negli
anni ’50 le varietà ad impollinazione libera,
come il Biancoperla, furono soppiantate da ibridi ad alta
produttività.
Negli
ultimi anni, con la riscoperta della biodiversità e
dei prodotti autoctoni, ci si sta impegnando nel recupero
dei prodotti agrari locali ritenuti "poveri". E’
nato un Presidio, che si è posto l’obiettivo
di affinare la qualità della farina di mais Biancoperla,
e diffondere la conoscenza della farina bianca ottenuta dalla
macinazione a pietra, che esalta le ottime qualità
del prodotto.
Storicamente
la polenta bianca era consumata nelle campagne, con il latte
freddo, ottenendo una specie di semolino.
Piatti
tipici delle aree collinari sono polenta e speo
e polenta e osei; ma si sposa bene anche
con piatti di pesce povero di fiume.
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