Il
cotechino con la lingua è un prodotto tipico del Basso
Vicentino, nato nei Comuni di pianura caratterizzati da un
passato di povertà ed isolamento.
In
questo contesto è nata l’usanza di uccidere il
maiale: una tecnica che prevede l’utilizzo e la conservazione
di tutte le parti del maiale, senza alcuno scarto, generata
dalla necessità di sfamare la famiglia per un anno
intero, tra l’uccisione del vecchio e il nuovo.
I
maiali vengono ingrassati, e macellati solo quando superano
i 160 chili di peso. Per i cotechini si usano la carne nervosa,
le orecchie e il muso; solo a Mossano non vengono usate le
orecchie ed il muso perché sono ritenute troppo dure
anche dopo la cottura. Il tutto viene poi macinato con un’eventuale
aggiunta lardo. Ogni famiglia ha la propria usanza, alcune
oltre al sale aggiungono all’impasto la concia: pepe,
cannella e chiodi di garofano tritati.
Particolarità
del Basso Vicentino è l’usanza di spellare la
lingua, che viene tagliata a metà longitudinalmente
per introdurvi la concia. La lingua è messa a salare
su un ripiano di legno leggermente inclinato, per farla gocciolare,
vengono messi all’interno la cannella a pezzi, il pepe
grosso spezzato e i chiodi di garofano.
Dopo
aver tolto il sale non assorbito, la lingua viene ricomposta
e inserita all’interno dell’insaccato: il budello
viene riempito con della polpa, viene inserita la lingua e
poi il resto riempito di carne macinata.
Il
cotechino viene legato con l’aggiunta di un giro di
spago trasversale al centro per mantenerlo compatto. Il budello
viene poi punzecchiato per eliminare il liquido, il grasso
e l’aria che impedirebbero al contenuto di aderire.
Secondo
la tradizione, l’uccisione e la lavorazione del maiale
inizia il 25 Novembre, e si protrae fino a Carnevale.
Per
tradizione si doveva mangiare il cotechino con la lingua all’Ascensione
per avere dei benefici durante l’anno.
Un
ottimo sistema per conservarlo era sotto onto, in pentole
di terracotta o in bocce di vetro scuro con del lardo fuso
colato all’interno. Si faceva fondere il grasso del
maiale in un una pentola, lo si filtrava, e si faceva colare
ancora caldo nel recipiente con i cotechini, lentamente, per
non creare vuoti d’aria.
La
terracotta, smaltata all’interno, è migliore
perché isola meglio il contenuto e lo ripara dalla
luce. Per questo, i recipienti di vetro sono fasciati con
della carta o della tela. La bocca permette di passare con
una mano, e viene chiusa con della carta fissata con lo spago.
I
contenitori venivano messi in luoghi freschi e bui e il cotechino
si conservava fresco e saporito fino al momento dell’uso. |