Il
baccalà lotta da sempre con Palladio per conquistare
il trono di simbolo della città di Vicenza nel mondo,
ma quando si è iniziato a cucinare il baccalà
nella maniera a noi più nota e conosciuta in tutto
il mondo?
Più
di quattro secoli fa, nel 1432, la spedizione del capitano
veneziano Pietro Querini naufragò a Rost, una delle
più sperdute fra le isole Lofoten, al largo della Norvegia.
Grazie a quello sbarco avventuroso oggi hanno Vicenza nel
cuore.
Il
merito va agli stoccafissi che capitan Querini portò
con se rientrando a casa, che ispirarono ad illuminati gastronomi
vicentini la nascita del piatto chiamato baccalà, rigorosamente
accompagnato dalla polenta.
I
vicentini trovarono nello stoccafisso un’alternativa
al costoso pesce fresco. Nell'ottobre 1580, all'aprirsi dell'era
palladiana, arriva a Vicenza Michel de Montaigne; Vicenza
gli appare come una “grande città… piena
di palazzi aristocratici”, ma niente di più.
Nel
suo illustre “Journal de Voyage en Italie” riporta
un limitato appunto su Vicenza, e il suo entusiasmo si accende
solo descrivendo un pranzo che comprendeva il famoso “piatto
nazionale” dei vicentini: il baccalà.
RICETTA
CLASSICA DEL BACCALA' ALLA VICENTINA
La
"Venerabile Confraternita del bacalà alla vicentina"
suggerisce una ricetta che è il frutto di studi e di
comparazioni tra le numerose ricette in auge nei ristoranti
e nelle trattorie più famose del Vicentino tra gli
anni trenta e cinquanta senza demonizzare le varianti attualmente
in servizio.
Ingredienti
per 12 persone:
- Kg 1 di stoccafisso secco – gr. 500 di cipolle
- Litri 1 di olio d’oliva extravergine
- 3-4-acciughe
- 1⁄2 litro di latte fresco – poca farina bianca
- g. 50 di formaggio grana grattugiato
- un ciuffo di prezzemolo tritato
- sale e pepe.
Preparazione
Ammollare lo stoccafisso, già ben battuto, in acqua
fredda, cambiandola ogni 4 ore, per 2-3 giorni.
Levare
parte della pelle. Aprire il pesce per lungo, togliere la
lisca e tutte le spine. Tagliarlo a pezzi quadrati, possibilmente
uguali.
Affettare
finemente le cipolle, rosolarle in un tegamino con un bicchiere
d’olio, aggiungere le acciughe dissalate, diliscate
e tagliate a pezzetti; per ultimo, a fuoco spento, unire il
prezzemolo tritato.
Infarinare
i vari pezzi di stoccafisso, irrorati con il soffritto preparato,
poi disporli uno accanto all’altro, in un tegame di
cotto o alluminio oppure in una pirofila (sul cui fondo si
sarà versata, prima, qualche cucchiaiata di soffritto);
ricoprire il pesce con il resto del soffritto, aggiungendo
anche il latte, il grana grattugiato, il sale, il pepe.
Unire
l’olio fino a ricoprire tutti i pezzi, livellandoli.
Cuocere
a fuoco molto dolce per circa 4 ore e mezzo, muovendo ogni
tanto il recipiente in senso rotatorio, senza mai mescolare.
Questa fase di cottura, in termine “vicentino”
si chiama “pipare”.
Solamente
l’esperienza saprà definire l’esatta cottura
dello stoccafisso che, da esemplare ad esemplare, può
differire di consistenza.
Il
bacalà alla vicentina è ottimo anche dopo un
riposo di 12/24 ore. Servire con polenta.
A
cura della Venerabile Confraternita del Bacalà alla
Vicentina. |